Prequel al film Blade Runner (U.S.A. 1982)
di Ridley Scott
Time Runner

L’Unicorno bianco si stagliava all’orizzonte, oltre i fitti cespugli di rovi che separavano l’umile dimora di Richard dal Castello di colui che un tempo era stato suo Signore e Padrone. Richard percepì il nitrito del destriero prima ancora di scorgere il fiero profilo che ne incorniciava il candore.

Già da tempo aveva iniziato a intravvederne la sagoma nei vari frangenti che scandivano la sua esistenza di cavaliere mercenario al servizio di un feroce e potente vassallo. Poche sceatte per molte spedizioni punitive irte di difficoltà. Fino al giorno in cui uno di quegli sventurati cui dava la caccia gli salvò la vita. Da quel momento giurò a se stesso che avrebbe smesso di uccidere. Richard non sapeva che ne sarebbe stato della sua esistenza, né capiva la ragione di quei misteriosi accadimenti. Ma da quel momento mantenne la promessa.

La visione dell’Unicorno – sia che fosse baciato dal sole o rischiarato dalla luce della luna – aveva preconizzato una svolta nella sua grigia esistenza senza sussulti. Proprio dai cespugli di rovi dietro cui era scomparso l’Unicorno apparve una donna, che s’incamminò lentamente nel cuore della foresta verso la rustica dimora di Richard. Egli si chiese se quella splendida donna fosse forestiera, perché al villaggio conosceva tutti ma lei non l’aveva mai vista. Avvolta in candide vesti trapuntate di gemme che la facevano rilucere di bellezza antica, la donna gli sorrise senza emettere alcun suono, ma il suo silenzio fu più eloquente di mille parole. Dal profondo del cuore, Richard avvertì un moto di estatica gioia che gli era estraneo da molto, troppo tempo. In quel preciso istante, Richard comprese perché avesse cambiato vita. Lo aveva fatto per lei, per il suo sguardo, per il suo sorriso. Per poterla incontrare inaspettata all’uscio di casa in un giorno qualunque.

Lei lo prese per mano e lo condusse via, verso spazi aperti lontani e incontaminati. Richard perse i sensi: al suo risveglio si ritrovò in un attico desolato e cupo, squarciato da improvvisi lampi di luce variopinta. Sapeva di essere ancora se stesso, ma non comprendeva in quale secolo si trovasse. Attorno a lui ogni cosa era statica e al contempo vitale: strane luci provenivano da curiosi oggetti bombati; una specie di dipinto emanava colori cangianti e suoni per lo più disarticolati e incomprensibili; si ritrovava in una dimora che non conosceva, eppure sentiva che gli era sempre appartenuta. Ma quando lei apparve, sedendosi ad un grande oggetto levigato che emise suoni melodici al contatto delle sue dita, Richard comprese. Lei era Rachel, mentre il suo nuovo nome era Rick Deckard. Era stato traslato in una dimensione temporale parallela per compiere l’ultima missione della sua vita, quella che lo avrebbe riscattato da una schiavitù eterna, lasciandolo libero di amare per sempre la donna che credeva ormai perduta nei meandri del suo passato. Come d’incanto, tutto prendeva corpo nella sua mente, ogni oggetto assumeva significato, ogni gesto evocava ricordi riaffiorati da spazi e tempi remoti.
Il suo ultimo incarico si dipanava nel futuro per ricucire gli errori del passato e recuperare la dimensione presente. Se anche Rachel si fosse rivelata una replicante, non gliene sarebbe importato un accidente. Rick doveva ritirare coloro che – pur nella lacerante disperazione di cloni schiacciati da una vita troppo breve – costituivano una minaccia per la società, così come nella vita precedente i nemici del feudo avevano a lungo rappresentato un pericolo collettivo. Rick aveva il compito di salvare Rachel dalla rovina, allo stesso modo in cui lei aveva appena fatto per lui. Non gli importava di sapere se tutto questo sarebbe durato nel tempo e nello spazio: «Ma del resto, chi è che lo sa?»

Prequel to the movie Blade Runner (U.S.A. 1982)
by Ridley Scott
Time Runner

The white Unicorn loomed up on the horizon, beyond the thick bramble bushes which separated Richard’s humble abode from his former Ruler - and Master’s Manor House. Richard detected the steed’s neigh before he could see its proud outline framing its whiteness.

Since so much time he had been catching Unicorn’s outline during all different events which marked his existence as a mercenary knight for a powerful fierce vassal. Few sceats for a lot of raids bristling with difficulties. Until a day when one of those wretches he was being after saved his life. Since then, he swore on his honour he would give up killing people. Richard neither knew how his life would be in the near future, nor he could make out the meaning of those misterious events. But since then he kept his promise.

Unicorn’s vision – either lit by the sun or by moonlight – had predicted a change in Richard’s grey existence without emotions. Exactly from the bramble bushes the Unicorn had vanished behind, a woman appeared. She set out for Richard’s countryhouse in the heart of the forest. He wondered if that beautiful woman was a stranger there, because he knew everyone at the village but he had never seen her before. Wrapped in a white garment studded with jewels which made her shine of an ancient beauty, the woman smiled at him without letting out any sound, but her silence was more eloquent than a thousand words. From the bottom of his heart, Richard felt a surge of enraptured delight which was foreign to him since too much time yet. At that very instant, Richard realized why he had changed his life. He did it for her, for her glance, for her smile. In order to be able to meet her suddenly at his door any day.

She led him by the hand far away towards open spaces without pollution. Richard lost consciousness: when he woke up, he was ended up in a dark desolate penthouse which was burst by sudden colourful light flashes. He was aware of being still the same fellow as before, although he couldn’t understand in which century he was living at that moment. All around him everything was static and lively at the same time: strange lights were coming from odd rounded objects; a sort of queer painting was giving off both iridescent colours and disjointed incomprehensible sounds; he was ended up in a dwelling place he didn’t know and yet he felt he had always belonged there. But as soon as she appeared, sat down at a large smooth object letting out melodic sounds after coming in contact with her fingers, Richard realized everything. She was Rachel, while his actual name was Rick Deckard. He had been moved to a parallel temporal dimension, so that he could accomplish the last mission in his life. Through that mission he would have been ransomed from an everlasting slavery, so that he finally would be able to love forever the woman he thought lost by then in meanders of the past. All of a sudden, everything was taking shape in his mind, every object was getting meaning, every sign was evoking memories surfaced again from distant times and spaces.
His last task was being settled in the future in order to re-establish all mistakes made in the past and to make up for current dimension. Even if Rachel had turned out as a replicant, he wouldn’t give a damn. Rick had to retire all those – even though they were driven to despair by their condition of clones overloaded by a too short life - who were a threat for society, as well as in his previous life all fief’s enemies had been meant a public danger for a long time. It was up to Richard to save Rachel from ruin, as well as she had just done for him. He didn’t mind whether all this would last in time and space: «But who knows that, anyway?»

©® Annalisa
Sabato 13 Settembre 2008
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