LE ALI DEL DESTINO / DESTINY WINGS
di Annalisa

Racconto Psicologico a Tre Profili Personalizzati

   

Dedicated to myself.  

She was shaking the trees. She didn’t know how or if someone could have understood the real meaning, but she left Genoa to London without Return Flight.


Quel giorno l’aeroporto era molto affollato.
Gente che correva in una direzione, alcuni perdevano il volo, altri ritardavano alla chiamata, molti si affollavano al check-in.
Anna aveva deciso di dare un taglio netto al passato, vivendo il presente orientata verso il futuro.
La hostess alla Reception fu gentilissima: le riservò un posto non fumatori sul primo volo diretto a London Gatwick, classe economica.
Anna sentiva che la sua vita stava cambiando, lo percepiva da miriadi di segnali.

Sull’aereo le pareva che tutti le sorridessero, trattandola quasi da regina, facendola sentire come a casa.
Le parve addirittura che uno dei passeggeri ammiccasse verso di lei con sguardi complici.
Chiacchierò con una ragazza che le sedeva accanto in compagnia di uno splendido bimbo.
Il bimbo la fissava con occhi innocenti e un po’ curiosi.
Ad un tratto le parve che quegli occhi si riempissero di una luce nuova: il bimbo le toccò la mano con le sue dita delicate e la fece stranamente sussultare di piacere.
Chi era il bambino? Chi aveva preso posto dentro la sua anima?

Anna sbarcò a Gatwick, recuperò il bagaglio al nastro e si diresse verso l’uscita, dove una fila ordinata di taxi cabs pareva attenderla pazientemente.
Un indiano in uniforme le aprì cerimoniosamente la portiera e la fece salire a bordo.
In perfetto inglese, Anna chiese al taxista di portarla in un buon albergo, in una zona signorile e tranquilla.

Il taxista eseguì.
Incominciarono a parlare del più e del meno, ma ad un tratto Anna pensò al portafogli, accorgendosi che il tratto di strada da percorrere era più lungo del previsto. Si ricordò che non le erano rimasti che pochi pounds. Come avrebbe pagato il povero indianino?
Anna pensò che la simpatia del ragazzo sarebbe svanita di colpo, cedendo il posto alla rabbia e al disappunto.
Per sua fortuna, Anna era dotata di sense of humour e fantasia e ben presto s’inventò qualcosa per depistare il taxista. Sfruttò abilmente la religione per convincerlo a proseguire nonostante non potesse pagarlo per intero.
Disse che era partita per Londra all’improvviso, senza riflettere, mossa dall’istinto e dall’irrazionalità che solo l’amore sa dare.
Era alla ricerca del suo amore perduto, ma nello stesso tempo il Karma le imponeva un regolamento di conti con questo misterioso personaggio. Poi pronunciò il suo nome e il taxista, come ipnotizzato, proseguì la corsa verso l’albergo.
Dopo circa un’ora giunsero a destinazione: era un alberghetto semplice ma pulito, situato nel quartiere di Westminster. Solouth l’indiano disse di capirla, perché anche lui stava soffrendo per amore e la salutò, accettando quei pochi pounds.
L’albergo in questione era gestito da un amico indiano di Solouth, che lo convinse ad ospitare Anna senza pagamento anticipato. Anna li ringraziò, poi salì in camera per riposarsi dal viaggio.
Durante il sonno il telefono squillò: era proprio Solouth, che diceva di essersi follemente innamorato di lei e di volerla portare a casa sua a fare sesso!
Anna capì subito che qualcosa non andava. Ne fu certissima non appena Solouth la informò che le banche erano chiuse fino al martedì successivo e che lui sarebbe venuto in suo aiuto, ospitandola a casa sua e offrendole cibo, calore e sesso (che lui chiamava amore).
Anna era dotata di nervi saldissimi e di notevole senso pratico, sebbene le circostanze dimostrassero il contrario e disse a se stessa: “Su Anna, ora sei a Londra, ti trovi proprio nel posto in cui desideravi tanto essere. Oggi è domenica, fuori splende il sole e non fa freddo. Prendi le tue cose, esci dall’albergo e fa’ una passeggiata per le vie di Westminster .”

Così fece. Anna afferrò la valigia ancora intatta e sgattaiolò via silenziosamente (noi diremmo proprio all’inglese), approfittando della momentanea assenza del receptionist.
La passeggiata all’aria aperta la rilassò e le diede fiducia.
Trovandosi all’incrocio tra la Saint George Drive e la Warwick Street, intravide un albergo simile a quello precedente, solo più grande, alla cui porta era affisso un cartello con la scritta vacancies, cioè con posti ancora disponibili.
Anna fu sorpresa da questa usanza tipicamente londinese. In Italia non esistono scritte, tu provi, entri e chiedi e di solito trovi posto. Evidentemente, gli inglesi, anche in questo campo, ragionano in maniera opposta al resto del mondo.
Entrò decisa e chiese ospitalità per una notte a credito (anche qui gli usi divergono: in Italia saldi il conto alla fine del soggiorno, mentre a Londra devi pagare anticipato).
All’indiano (un altro!) che l’accolse alla reception disse che entro martedì sarebbe andata in banca e avrebbe saldato il conto.
Per la seconda volta, gli albergatori ebbero fiducia in lei ed accettarono le sue condizioni.
Anna ringraziò e salì in camera. Sistemò le sue cose, sentendosi al sicuro dall’arrapato Solouth di turno. Decise di festeggiare la riuscita della doppia fuga (da Genova e dall’alberghetto) con una lunga e profumata doccia calda. Diede molti sospiri di sollievo e di piacere sotto l’acqua della doccia, ignara della presenza di qualcuno che l’ascoltava nella stanza attigua.

Andò a coricarsi ancora umida e profumata e si addormentò.
Dormì profondamente per molte ore, risvegliandosi di soprassalto verso l’ora di cena.
Nel sonno le era parso di udire una voce sensuale, calda, sommessa, con la quale qualcuno si rivolgeva a lei al di là della parete (Through This Wall).
Era la voce di un estraneo, eppure quella voce aveva un che di familiare.
La chiamò per nome, Ann.
“What are you doing, Ann?”
Esitante ed emozionata, Anna rispose: “I…I am resting”.
“I know everything about you. I know all of you, your past, your present, your future”.
Un brivido di piacere misto a paura le corse lungo la schiena.
Una persona a lei ignota le parlava come se la conoscesse da sempre e lei stessa provava la medesima sensazione.
Era forse il Karma? Si ricordò di averlo nominato parlando a Solouth e solo quando lo sconosciuto le rivolse nuovamente la parola Anna capì che non avrebbe dovuto pronunciare quel termine indiano.
“You played with your nurse , you didn’t play the same way as common children do. You both were particularly sensitive and delicate, you just used to play the way I did”.
“Are you angry with us?” chiese Anna con voce tremante. Quell’individuo sapeva tutto di lei e di sua cugina, pareva conoscere i giochi all’insegna della fantasia che erano solite inventare durante la loro infanzia.
“Not at all. I cannot hate women, I am just curious about them. But with you, Annalisa (ora pronunciava il suo nome per esteso!) I am more than curious. I am mad with your flavour, with your smell at night. I am used to spy you in your intimacy and I have a lot of fun with your splendid female body. You should be angry with me either!”
“I am not angry at all, please go on”. Anna si sentiva il cuore in gola per l’emozione perché le parole dello sconosciuto erano veramente eccitanti.
Il culmine venne raggiunto quando egli prese ad intonare un brano mistico

“She’s a lady, she’s got time
Oh brush back your hair
And let me get know your face.
She’s a lady, SHE’S MINE!
Oh brush back your hair
And let me get know your flesh”

Fu allora che Anna si ricordò di un mitico gruppo musicale degli anni ’70: I GENESIS.
Un lampo di memoria le squarciò la mente e illuminò i suoi ricordi.
Il misterioso interlocutore altri non era se non… Peter Gabriel in persona!
Era una sua antica ammiratrice e il cuore prese a batterle all’impazzata.

All’improvviso scesero le tenebre.
Anna conosceva a memoria ogni suo brano, parole e musica.
Il pensiero corse d’istinto all’Intruder, che realizza se stesso nella totale oscurità e nel più puro isolamento. Il brano descrive le epiche gesta di un presunto ladro che s’insinua nella dimora di giovani donne. Sa per istinto dove una donna tiene i gioielli, apre i suoi armadi mentre lei dorme e annusa lentamente il profumo dei suoi “pretty dresses she wares”.
Poi s’intuisce che tenterà di violentarla. Di una dolce e velata violenza, che ecciterà entrambi e darà orgasmi a lei prima che a lui.
Anna avvertì i passi dell’uomo che si dirigeva verso la porta della sua stanza.
Silenzi. Attese. Un po’ di naturale paura.
La porta si aprì e svelò l’ombra di un uomo dalla corporatura robusta, alto, con un grande cranio.
L’uomo le si avvicinò lentamente senza far rumore e si fermò innanzi al suo letto.
Anna lo guardò alla luce della luna: era bello, i suoi occhi rilucevano di desiderio.

Senza preavviso si gettò su di lei, le strappò la camicetta scoprendo due invitanti seni candidi, che divorò senza esitazione, dando un piacere mai provato alla sua splendida amante.
Anna era alla sua mercé, quasi ipnotizzata dal suo fascino magnetico.

FINALE A)

Dormirono tutta la notte come bimbi e al dolcissimo risveglio Anna si volse a guardare Gabriel che ancora dormiva. Era proprio un pazzo mattacchione che l’aveva portata in Paradiso!
Intuendo lo sguardo di Anna su di sé, Gabriel si risvegliò emettendo un lieve sospiro.
Anna pensò a cosa avrebbe potuto dire quando anche gli occhi di lui si fossero rivolti al suo viso, simpaticamente incorniciato dai neri capelli ancora scompigliati.
Del resto, cosa si potrebbe mai dire a un mito che si risveglia accanto a te dopo una notte di fuoco? O per lui era stato solamente sesso?
Questi i dilemmi che si affollavano nella mente di Anna come uno sciame d’api in cerca di nettare.
Intuendo l’esitazione, fu Peter a parlare per primo. Le sorrise e le chiese dolcemente:
“I am fine. What about you, darling? Did you sleep well?” Fece una pausa, poi aggiunse: “Have you been happy tonight, darling?”
Stordita e al contempo incantata da quelle dolci domande, pronunciate con un tono basso, calmo e sensuale che la faceva trasalire di piacere, Anna non esitò a rispondere. In tutta quella confusione mentale, il solo fatto accertato era che si sentiva felice.
“I am fine too. And I am really happy, darling”.
Gabriel esitò, poi se ne uscì con la tipica, scontatissima risposta tutta british:
“Didn’t you sleep well…???”
Anna rise di cuore, come già da tempo non le capitava. Rise anche Gabriel.

Tuttavia, lo sciame d’api impazzite persisteva nella mente di Anna.
Mentre Gabriel ordinava la tipica, abbondante colazione britannica, Anna pensò a come formulare la domanda. Decise di affidarsi al suo abituale criterio sincero e diretto, senza giri di parole.
“Do you trust me? Do you love me?”
“Are we playing Blade Runner?” scherzò Gabriel. Prese atto della serietà con cui Anna lo guardava, esigendo una risposta immediata.
Si fece serissimo pure lui, la fissò con i suoi occhi verde acqua, limpidi e trasparenti come l’anima che riflettevano: “Yes, I do”.
Felice ma non ancora pienamente soddisfatta, Anna incalzò:
“Did you just make sex with me, or did you MAKE LOVE?”
Dopo una breve esitazione, Peter rispose con malizia: “I made both”.

Bussarono alla porta. Appena Gabriel pronunciò la formula di rito “Come In”, la porta si aprì lentamente, mostrando un giovane e impaurito cameriere che reggeva un vassoio d’argento, su cui s’intravvedeva ogni ben di Dio.
Gabriel si alzò, infilò un’elegante vestaglia di seta verde (come i suoi occhi) e porse al cameriere una lauta mancia, che ebbe un immediato effetto rasserenante sul giovane.

Quando la porta si richiuse alle spalle del cameriere, i due innamorati si guardarono e bastò un’occhiata per capire che la loro fame poteva aspettare.
Quando diedero l’assalto alla lauta colazione, Anna scoprì con delizia che non si era affatto raffreddata, conservando intatta la naturale fragranza.
Fu una colazione speciale, come tutto il resto. Scherzarono sul fatto che, solo poche ore prima, neppure si conoscevano (almeno, non nel Real World).

FINALE B)

Anna si risvegliò in un dolce sussulto, quello che ti fa fremere tutto il corpo quando la sera prima hai fatto bene l’amore.
Si stiracchiò, sbadigliando pigramente tra le morbide lenzuola di seta, ancora profumate di sesso. Poi si volse, credendo di incontrare lo sguardo di Gabriel, che invece non c’era. Provò a chiamarlo, ma fu invano.
Restò qualche istante a fissare sconsolata il letto freddo e vuoto: era rimasta sola!
Era stata un’illusione, un sogno, un’allucinazione? Eppure le era parso tutto così vero…
Presa dallo sconforto, pensò che la sola cosa sensata da fare era andarsene.
Dopo una lunga doccia calda si asciugò, si rivestì e uscì.

Ma, uscendo dall’albergo, non si trovò per le strade affollate di Londra.
Venne proiettata in una realtà virtuale, simile al paesaggio variopinto dei video di Peter.
Lo scenario richiamava alla memoria il video di “Kiss That Frog”: una giungla verde di colori che pareva riflettersi in uno specchio d’acqua calmo. Sognava? Aveva gli incubi? Illusione ottica? O forse era impazzita dalla gioia? E se si fosse trattato di uno scherzo?

Tutt’a un tratto, la superficie dell’acqua, apparentemente calma e piatta, prese ad incresparsi sempre più, fino ad agitarsi come se “something ugly was going to show”.
Ne uscì un enorme ragno variopinto, che raggiunse la terraferma sulle sue esili ma veloci zampe nere, fissando Anna col suo capino interdetto. L’espressione non era malefica, ma quasi simpatica e Anna trovò il coraggio di domandargli:
“Caro ragno dei miei sogni, potresti trasformarti nel mio principe preferito?”
“Perché, oltre a me vedi qualche altro Principe?” fu la pronta risposta del ragno.
“No di certo, preferito indica che ho più punti di riferimento, ma che il privilegiato resta sempre…il Principe Gabriel.”
“Right. Però, da esperta di fiabe, sai bene cosa ti aspetta, se vuoi che prenda le sue sembianze”.
Anna non esitò neppure un istante e si avvicinò al ragno, baciandolo sulla bocca.
La magia non si fece attendere: il simpatico ragnetto assunse le sembianze di Peter in abiti principeschi, come da copione.
Si baciarono appassionatamente e fecero l’amore sull’erba.

FINALE C)

Peter e Anna si sposano sontuosamente nella Chiesa Della Ruta di Camogli, lungo la Riviera Ligure di Levante.
Abito di lui: Tight blu con rifiniture bianco panna e scarpe scure.
Abito di lei: Rigorosamente bianco, con busto di seta ricamata in oro e ampia gonna lunga a strati sovrapposti di velo e pizzo bianchi. Coroncina di fiori d’arancio da cui si diparte un candido velo che fa da lungo strascico. Girocollo di perle e anello di zaffiro. Scarpette…DI CRISTALLO!
Embeh? Che c’è da ridere? In fondo, questa è una favola che si è avverata, sì o no?

PROFILO A)

Se il finale A) è risultato il vostro preferito, complimenti!
Siete inguaribili romanticoni. Tendete a sognare troppo ad occhi aperti e questo vi allontana dalla realtà, racchiudendo le vostre idee in un mondo a parte, molto intimo, privato, personale e inviolabile. Una specie di corazza protettiva che può anche avere a che fare con una paura atavica e quasi patologica di affrontare la realtà.
Un consiglio spassionato: tenete i piedi sempre ben piantati per terra.

PROFILO B)

Se avete preferito il finale “virtual/favolistico” siete dotati di personalità estrosa e fantasiosa, siete grandi appassionati di tecnologia, estremamente eclettici e versatili e vi adattate ad ogni situazione con facilità, naturalezza e immediatezza.
Aperti e cordiali, avete una spiccata sincerità e siete molto ottimisti. Affrontate la vita muniti di forte senso pratico, ma nello stesso tempo vi piace fantasticare.
Avete i piedi ben piantati al suolo e a volte siete quasi brasati.
Un consiglio: prendete lezioni di levitazione da Diego Abatantuono.

PROFILO C)

Se il finale c) è stato di vostro particolare gradimento…beh, siete tradizionalisti, prevedibili, scontati e…pettegoli. Amate l’eleganza e la forma esteriore, che anteponete a tutte le altre esigenze del partner. Siete un po’ tiranni e fortemente egoisti e accentratori. Tutto deve convergere verso il vostro essere leader. Eclettici, dotati di grande forza vitale, imponete il vostro ritmo frenetico a chi vi sta vicino, soffocandolo con le vostre sospettose e infondate gelosie. Il vostro orgoglio supera i limiti dell’umanamente concepibile e schiaccia anche l’amore. Un consiglio spassionato: vivete soli.

©® Ottobre 2001 Annalisa
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