L'afa estiva lascia lentamente spazio alla brezza del crepuscolo, mentre le prime luci della sera illuminano il
Porto Antico con le sue innumerevoli navi in transito. In questa cornice suggestiva s'inserisce uno
dei concerti più attesi della stagione: il Gary Burton Quartet, impreziosito da uno dei miti contemporanei
della chitarra Jazz, l'ineguagliabile Pat Metheny.
Arrivata a destinazione alle 18.30 spaccate, quando mi avevano assicurato che la biglietteria avrebbe
aperto per consentirmi di cambiare il voucher da me stampato nel corso della prevendita online,
trovo invece ancora chiusa la serranda bianca mentre gli addetti alla security iniziano a trasportare le transenne.
Al termine dei Magazzini Del Cotone si erge impassibile la recinzione verde dell'Arena del Mare, già magico
teatro di molti concerti, tra cui l'indimenticabile performance di Peter Gabriel nel suo recente UP Tour,
la splendida Lauda dedicata San Francesco d'Assisi da Angelo Branduardi, come pure il sound inconfondibile
del Pat Metheny Trio, concerti svoltisi tutti nel 2004, anno in cui Genova è stata eletta Capitale Della Cultura.
Vista l'abbondanza di concerti ad alta valenza artistica, ci sarebbe da augurarsi di non attendere altri vent'anni prima che l'evento si ripeta.
E vista la mia incredibile botta di fortuna del 2004 (per non voler usare altri più coloriti eufemismi)
nel riuscire non soltanto ad assistere al sound check del Trio di cui sopra, ma anche a parlare
faccia a faccia con il mitico Pat, spero ardentemente che la cosa possa ripetersi. Ma ahimè: lo staff si mostra davvero irremovibile!
Si sa, la speranza è sempre l'ultima Dea e quindi provo a spingermi verso la propaggine settentrionale
della già menzionata recinzione: e allora il miracolo si ripete. Intravedo una sagoma inconfondibile,
percepisco una voce a me già familiare. E' lui, Pat Metheny, che al di là della trasparente recinzione
verde parla col figlio. Lo chiamo: "Pat! Hallo!" Lui si volta e mi vede. Gli sorrido e lui
ricambia, chiedendomi: "How Are You?" "Fine, Thank You!" - è la mia immediata risposta.
Gli dico che ci siamo incontrati lì nel 2004 e lui annuisce, augurandomi di gustare appieno
anche questo concerto. Gli spiego che la security ha vietato l'ingresso al sound check e lui conferma,
aggiungendo con un sorrisetto malizioso in un gesto tutto americano, come a dire che non mi
perdo nulla: "It's boring..." - "Last time I saw you at sound check it wasn't so boring!" è la mia
replica divertita, seguita dal suo ennesimo sorriso e dal suo raggiante saluto mentre si allontana verso il palco.
Giuro che mai come in quel momento avrei voluto cantargli a viva voce il suo brano più famoso: "Are You Going With Me?"
Immaginate la mia gioia. La condivido immediatamente con i miei amici, che sopraggiungono di lì a poco.
Intanto sono già le 19.30 e le transenne vengono piazzate al di qua della biglietteria, impedendo di passare oltre.
Andiamo a spiluccare una crêpe in uno dei tanti locali del Porto Antico e intanto racconto ai miei amici -
che non lo conoscono molto bene - la storia di Pat.
Patrick Bruce Metheny (Lee's Summit, Missouri, 12 Agosto 1954)
viene scoperto giovanissimo proprio
da colui che dà il nome alla band che sta per esibirsi: il vibrafonista Gary Burton. Da allora, Pat ha
affiancato una miriade di musicisti di alta levatura: da Ornette Coleman a Charlie Haden a Brad Mehldau.
Metheny è anche autore di svariate colonne sonore: per il film Passaggio Per Il Paradiso (ancora inedito in Italia)
Pat ha ricevuto nel 1996 il premio del Fort Lauderdale International Film Festival, prestigiosa rassegna che si tiene ogni anno in Florida.
Il sodalizio artistico col grande pianista americano Lyle Mays viene coronato nel 1976 dalla nascita del Pat Metheny Group -
formazione musicale che diverrà storica - composta anche da Steve Rodby al basso e Paul Wertico alle percussioni,
ospitando occasionalmente musicisti del calibro di Dan Gottlieb, Nana Vasconcelos e Pedro Aznar, con cui la band
tocca vette altissime, sia sotto il profilo qualitativo che innovativo per stile ed espressione.
In seguito alla clamorosa rottura con Wertico, alle percussioni subentra Antonio Sanchez, attuale componente del gruppo.
Con le sue mirabili evoluzioni alle chitarre acustica ed elettrica in tutte le varianti, Pat ha segnato una svolta
epocale nel quadro della musica Jazz, coniando nuove tendenze: prima la Fusion, dalle cui ceneri rinasce il
Contemporary Jazz, malgrado - come tutti i grandi artisti - Pat non faccia eccezione nel non poter essere
inquadrato in un genere ben preciso. Le sue melodie trascinanti sono infatti spesso contaminate da numerose
influenze rock, etniche ed esotiche. In particolare, tra le altre, si annovera la musica brasiliana: il chitarrista
statunitense ha vissuto in Brasile e si è esibito in concerti con molti musicisti locali, tra cui Milton Nascimento e Toninho Horta.
Dai suoi già lontani esordi, Metheny si è rinnovato continuamente, eppure -
con la modestia che da sempre lo contraddistingue - persiste nel ribadire di suonare la
musica che gli piacerebbe ascoltare e - mai pago di un risultato - sperimenta di continuo,
esercitando forti influenze anche su musicisti più giovani.
Spiego ai miei amici - che mi ascoltano rapiti e increduli - di aver scoperto Pat Metheny circa
diciotto anni prima alla radio (era la mitica trasmissione Montecarlo Nights, condotta dal dj
scozzese Nick The Night Fly) senza tuttavia provare il classico "amore a primo ascolto":
inizialmente infatti non riuscivo a capire l'entusiasmo di molti per suoni di chitarre acustiche distorte.
Ma poi quel suono tutto particolare, melodico ma dai rimandi progressive rock (malgrado
per progressive rock io intenda soprattutto i Genesis di Peter Gabriel) mi è entrato dentro lentamente.
Un giorno, mentre camminavo lungo un profumato sentiero della Val Di Fassa in Trentino Alto Adige,
affacciandomi ad ammirare lo splendido paesaggio di una vallata, ho sentito riecheggiare nella
mente uno dei motivi mitici del PMG: in quell'attimo ho capito che non avrei mai più smesso di ascoltare la musica di Pat.
Che per me non è semplice melodia o armonia, è molto di più. E' un modo di porsi al mondo e agli altri,
una filosofia di vita 'positiva' (ma mai new-age!) un modo di essere e di sentire.
Non so se sono davvero riuscita a spiegarmi: è sempre difficile far capire ad altri cosa rappresenti per te un artista o un
brano musicale, perché è una cosa troppo soggettiva e troppo legata alla sensibilità percettiva di ognuno di noi per poter
essere condivisa in modo equanime. Per di più, la scelta dei propri miti musicali è spesso improntata a fattori anagrafici
o a singole esperienze legate ad un motivo particolare.
Quando finisco il mio racconto entusiastico, che ha contagiato i miei amici, l'orologio segna già le 20.15.
Andiamo a cambiare i voucher e a quel punto inizia la sola fase esasperante e noiosa che accomuna tutte
le serate ai concerti: l'attesa interminabile accalcati alle transenne tra una moltitudine impaziente.
Finalmente, alle 20.45 si aprono i cancelli e riusciamo ad entrare tra i primi venti autorizzati a passare,
tanto che con una breve ma intensa corsa prendiamo posto in prima fila.
Lì sul palco notiamo subito una chitarra, un basso, una batteria ed un vibrafono illuminati
dalle luci di prova, strumenti evocativi che paiono anch'essi impazienti di animarsi sotto le dita esperte del quartetto.
Strumenti in attesa
Finalmente le luci si spengono e le sagome dei musicisti fanno il loro atteso ingresso: il primo a comparire è
proprio Gary Burton, in pants corti e camicia awaiana, abbigliamento che gli conferisce un'aria
da ingegnere americano in vacanza trovatosi lì quasi per caso. Lo seguono a ruota il batterista
Antonio Sanchez e il bassista sessantottenne Steve Swallow, infine compare
Pat in tutto il suo (già ammirato) splendore, accolto in un boato entusiastico dal
pubblico numerosissimo, che segna il 'tutto esaurito'.
Gary Burton al vibrafono
Tra gli sguardi complici di chi si conosce da una vita, si dipana armonico un concerto elegante e
raffinato, uno di quelli dalle atmosfere speciali cui Pat ci ha ormai abituati.
Quattro assolo in sequenza, seguiti ogni volta da applausi scroscianti, elogi urlati a
squarciagola e incitazioni yankee cui anche Pat è a sua volta avvezzo.
Pat Metheny with Gary Burton
Lo Xilofono vibra di note veloci e armoniose sotto le sapienti movenze di Gary Burton,
le braccia di Antonio Sanchez roteano con energica costanza sulle percussioni, Steve
Swallow lavora di fino ricurvo sul suo basso, mentre Pat sorride, incanta e sorprende con
le sue digressioni e improvvisazioni, lasciando tutti senza fiato appena imbraccia la storica e mitica Pikasso.
Pat Metheny fa vibrare di magia una delle sue storiche chitarre
Al termine del concerto, travolto dalla performance a tutto tondo dei quattro artisti,
il pubblico (noi compresi) ne decreta il successo con una spontanea standing ovation
a ridosso del palco, abbandonato dalla band solo per qualche interminabile attimo: richiamati a
gran voce, i musicisti ritornano ben tre volte per altrettanti bis, chiudendo la magia sulle note del PMG.
An Unforgettable Quartet