La Reunion dei Police: concerto live
allo Stadio Delle Alpi di Torino

Martedì 2 Ottobre 2007 – ore 21.00 (circa)


Avvolti da una scenografia sfavillante in un tripudio di luci e colori, approdano al maestoso Stadio Delle Alpi di Torino in un’acustica perfetta i mitici intramontabili The Police, la band ‘storica’ composta dal trio Sting/Summers/Copeland, i cui singoli brani e album raggiungevano puntualmente la vetta di tutte le top-ten a cavallo tra gli anni ’70/’80.
La chitarra di Andy vibra alle prime note di Message In A Bottle, facendo vibrare a sua volta i cuori in palpitante attesa dei 65 mila giunti da ogni angolo d’Italia: i giovanissimi alla scoperta di un genere musicale trasmesso loro da padri, zii, fratelli maggiori; gli altri (gli zii, appunto!) impazienti di tornare ad acclamare i divi pop-reggae-rock amati nella propria adolescenza.
I dubbi sulla fattibilità della reunion erano infiniti, soprattutto per via degli insanabili contrasti esplosi tra i componenti della band fin dalla burrascosa separazione avvenuta ben 24 anni prima. Col senno di poi, la rinascita dei Police appare invece la più credibile e la più completa, visti i ritorni mozzati dei Genesis e di altri gruppi pop-rock del passato. Matthew Gordon Sumner (in arte Sting) salta come un grillo sul palco futurista dello Stadio Delle Alpi, completamente a suo agio nelle movenze energiche e divistiche che da sempre lo contraddistinguono: sfodera una grinta e una forma fisica invidiabili e intona le sue personalissime note alte al limite del falsetto in un fisico che non tradisce i suoi 56 anni compiuti proprio il 2 Ottobre, unica data italiana di un tour epico partito il 27 Maggio scorso a Vancouver.

Stewart Copeland affonda colpi energici e ritmati nella mitica batteria che ha segnato un’epoca, roteando le braccia e accompagnandosi con tutto il trasporto nei movimenti delle labbra. E poi lui, Andy Summers, la vera anima del gruppo, la chitarra dagli accordi complicatissimi eppure immediati all’ascolto, colui che seppe coraggiosamente riscattare il rock dalle derive autodistruttive del punk per virare deciso verso il reggae.

Il ritmo incalzante - a tratti quasi ossessivo, eppure così vicino e familiare - si stempera nel brano-icona Walking On The Moon, accendendo in un boato le emozioni dei quarantenni allora adolescenti e risolvendosi nello spensierato motivetto di Do Do Do De Da Da Da, per approdare in Every Little Thing She Does Is Magic – cantata a squarciagola dal pubblico ormai in delirio – planando infine sugli splendidi indimenticabili accordi dell’ultimo album dei Police: SynchronicityI/II – Walking In Your Footsteps - Wrapped Around Your Finger – King Of Pain.

Poi Every Breath You Take: quasi per salutarci e assicurarci che – ad ogni respiro e palpito emozionale suscitato dalla loro musica - «They’ll be watching us».

©® Annalisa
Domenica 14 Ottobre 2007
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