Il Gatto e la Volpe
La regista danese Lone Scherfig dipinge in pochi lividi ma efficaci tratti l'educazione
sentimentale della giovanissima Jenny, ragazza volitiva, colta e intelligente ma abbastanza
ingenua da farsi raggirare dal dandy di turno. Anche avvalendosi dei volti antichi degli
straordinari protagonisti, il racconto scorre rapido ed efficace, incalzante lungo tutta
la sua durata, avvincendo fino al prevedibile ma non scontato finale.
La protagonista Carey Mulligan, giustamente candidata all'Oscar nella cornice dello
stesso film, viene acconciata, vestita e truccata dalla navigata "amica" bionda
Helen - compagna di (dis)avventure nella Dolce Vita del jet-set londinese Anni '60,
frequentato dal fascinoso e parimenti 'antico' Peter Sarsgaard - fino ad apparire
come una rediviva Vivien Leigh (anche nel carattere disinibito della splendida
Scarlett di Via Col Vento).
Alfred Molina al solito è straordinario, questa volta nei panni del padre severo,
attento, esigente ma in fondo bonario e allo stesso modo la madre di Jenny viene
incarnata con grande perizia e sensibilità da una giovanile Cara Seymour.
E che dire delle erudite rappresentanti della prestigiosa quanto ambita Oxford?
Olivia Williams è perfetta nella parte dell'insegnante integerrima dal cuore d'oro,
presentandosi in un look che rimanda alla grande Greta Scacchi degli esordi; mentre
Emma Thompson è al solito un mito di classe e stile, "animale" consumato da set
cinematografico e da palcoscenico (calcato per decenni a Londra prima di approdare
al cinema con l'allora marito Kenneth Branagh).
La regia è asciutta e dinamica, con ardite soggettive e zoomate fulminee sui
volti dei protagonisti. Da antologia la sequenza finale in cui Jenny appare
scissa in una specchiera, quasi a suggerire lo spleen della sua doppia
natura di giovane studentessa in erba trasformata in mantide di lusso.
L'unica pecca del film risiede forse nella pennellata finale di moralismo
perbenista e borghese, che tuttavia si può perdonare paragonandone la lezione a
quella del nostro Collodi, approdato finalmente (e felicemente) anche in Inghilterra.