Melodiche Armonie
Le intense note del Concerto per violino e orchestra in Re Maggiore, Opera 35,
di Pëtr Il'ič Čajkovskij, vibrano ancora nella mente e nel cuore di Andreï Filipov, il più grande
direttore d'orchestra del teatro Bol'šoj, inumanamente declassato a uomo delle pulizie sotto la
dittatura Brežneviana per aver accolto nel suo concerto gli amici musicisti ebrei.
Il racconto, lucido e realista, pervaso da un umorismo grezzo, eppure graffiante ed efficace,
viene frammentato da flashback deformati in b/n in cui lo straordinario protagonista
rivive la tragedia della deportazione in Siberia di molti suoi amici e della sua compagna, morta
di stenti e di freddo intonando con le mani congelate ancora le magiche, splendide, indimenticabili
note di quel concerto.
Un accadimento imprevisto nel presente permette però ad Andreï di riscattarsi, ritrovando dignità,
professionalità e persino l'amore della propria figlia.
Non aggiungerò altro alla trama per non rovinare la suspense e la sorpresa di quanti vorranno
accostarsi a questo piccolo grande gioiello di poesia musicale, pervaso di crudo e al contempo
romantico realismo, che lascerà tutti incantati.
Il plot si snoda veloce e scorrevole, avvincente come un thriller, dipingendo le alterne
vicende di un gruppo di ex musicisti sciroccati ma ancora pervasi di talento, che - dopo
un'iniziale legittima esitazione - seguono Andreï nella sua pazza e disperata impresa, fino
al prevedibile ma non del tutto scontato happy end.
Una favola moderna questo Concerto del regista rumeno, autore del delizioso Train de
Vie (1998) e di molti altri piccoli capolavori targati Francia. Favola attuale, ma allo
stesso tempo amara riflessione sugli usi e costumi contemporanei; sulla strisciante rinascita
del Partito Comunista ad opera di un manipolo di patetici sobillatori ormai
tragicomicamente démodés; sulla folle deriva emozionale di amici musicisti di
ogni etnia, dipinti con pochi lividi tratti realistici senza essere stereotipati: l'Ebreo che
tenta di smerciare caviale a Parigi, ma si accorge che «il caviale non tira più come in passato» e
alla fine si ritrova nella hall del Teatro Châtelet di Parigi - sede del bramato concerto del
riscatto - a vendere con successo telefonini cinesi; l'amico robusto dal cuore d'oro che
sostiene Andreï fino al commovente epilogo (doppiato ancora una volta in uno stile puro
e irresistibile dal mitico Pino Insegno!); l'impresario, che torna a sfoderare grinta e savoir
faire nelle trattative commerciali con il direttore dello Châtelet; la dolce giovane
violinista, in un primo tempo sconvolta dalla carenza di professionalità della banda di
sbandati orchestranti, ma in un battito d'ali conquistata dal suono del violino nelle
magiche mani di un gitano; e in primis lo straordinario protagonista
Aleksei Guskov, che incarna con stile e sensibilità la figura del concertista malinconico
caduto in disgrazia, ma sempre pervaso di valori autentici come l'amore incondizionato
verso la MUSICA (e qui il rimando al monologo sul vero
significato del Comunismo, recitato all'amico impresario, è d'obbligo).
Invito tutti ad assaporare le vibrazioni trasmesse da questo piccolo gioiello
cinematografico, nonché a fruire delle note sapienti di un grande intramontabile
come Čajkovskij, fino a raggiungere quel sogno d'intima armonia che solo un
capolavoro desiderato e fermamente voluto riesce a regalare.