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TERMINATOR SALVATION
(U.S.A./Germania/GB/Italia, 2009) di McG |
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Tra salti temporali, flashback, citazioni e strizzate d’occhio ai due primi capitoli di James Cameron, McG (al secolo Joseph McGinty Nichol, il cui soprannome, ricavato dalle iniziali del cognome, venne coniato fin dall’infanzia per distinguerlo dagli omonimi padre e nonno) confeziona il quarto capitolo della saga sui cyborg, saltando quale inutile incidente di percorso il disastroso terzo capitolo del 2003. A vestire i panni militareschi della Resistenza contro le Macchine appare Christian Bale in tutta la ormai consueta forma fisica, ma ahimè molto al di sotto dei suoi ottimi standard interpretativi. Lo affianca Sam Worthington nel controverso ruolo di Marcus Wright, criminale che - posto di fronte alla pena capitale – viene persuaso da una spettrale Helena Bonham Carter a donare gli organi alla ricerca scientifica e si risveglia invece da Cyborg infiltrato nel futuro 2018 con sembianze umane che celano un endoscheletro metallico. La sequenza temporale riprende da questa svolta-chiave e si sviluppa in un turbinio di effetti speciali al servizio di sequenze ad azione adrenalinica, nel contesto di uno scenario desertico (post)apocalittico, in cui gli Umani tentano disperatamente di raccogliere le ultime energie per far fronte allo strapotere delle Macchine e organizzare
la Resistenza Armata con l’obiettivo primario di distruggere per sempre Skynet.
Quando Liam Neeson/Ducard gli impone come prova iniziatica di giustiziare un colpevole recidivo, Bruce si oppone fermamente anteponendo alla vendetta insindacabile il valore della giustizia, fondamentale in quanto indice distintivo dal nemico che si combatte. A ben guardare emerge forte e chiaro anche un richiamo alla follia nazista, con tanto di fascia rossa della Resistenza e monito contro l'ottusa freddezza del nemico, il tutto evidenziato dai messaggi-radio di John Connor quale naturale erede di Radio Londra. |
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©® Annalisa
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