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GRAN TORINO
(USA/Australia 2008) di Clint Eastwood |
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Walt Kowalski siede sotto il portico della sua casa coloniale nei sobborghi di Detroit, sorseggiando birra in compagnia del fido Labrador. Il cane osserva quieto e rassegnato il proprio padrone mentre al posto suo ringhia tutta la disapprovazione verso una rapida e inarrestabile metamorfosi della realtà circostante: una famiglia di cinesi Hmong si è insediata nella villa accanto e adesso nella veranda opposta alla sua siede la più anziana del gruppo, che come lui non sembra gradire presenze estranee e lo osserva in un fiero cipiglio di astiosa diffidenza. Ogni piega del volto granitico di Walt esprime disincantato disappunto verso un mondo ormai lontano da quello intriso di valori a cui resta tenacemente aggrappato, mentre figli distratti e nipoti opportunisti passano accanto alla sua vita senza sforzarsi di capirla veramente. Al funerale dell’amata moglie intervengono tutti i suoi parenti, con cui Walt sente di non avere più nulla in comune: nessuno di loro tenta di sintonizzarsi sulla sua lunghezza d’onda in un autentico slancio d’affetto, senza chiedere nulla in cambio. Il giovane sacerdote che ha promesso alla moglie di prendersi cura di lui e lo incalza di domande a sfondo esistenziale viene respinto con pragmatica ironia caustica: Walt si chiude in un’ostile misantropia xenofoba, restando a scrutare tutti in cagnesco dalla sua loggia nascosta nell’ombra come in Vietnam osservava i nemici da dietro la trincea. Fino a quando una gang imparentata con i vicini inizia a seminare terrore tra i propri simili, sconfinando nella proprietà di Walt e tentando di rubargli l’automobile Ford Gran Torino classe 1972 custodita in garage come una preziosa reliquia. Imbracciando il fucile come un redivivo Dirty Harry, Walt respinge l’ondata di violenza del branco diventando una sorta di eroe agli occhi della famiglia Hmong, i cui componenti sfilano ogni giorno in processione celebrativa deponendo lungo i gradini della scala d’accesso omaggi floreali e gastronomici quale commosso ringraziamento per il suo gesto. A poco a poco la burbera diffidenza di Walt si scioglie in una curiosità nuova verso i vicini che lo invitano a pranzare con loro. Avvolto in un’atmosfera familiare percepita per una volta sincera e disinteressata, con cui avverte quel senso di affinità da sempre estraneo alla famiglia d’origine, Walt stringe amicizia con la giovane Sue Lor che gli affida il fratello Thao
affinché possa riscattarsi dalla complicità nel tentato furto. L’iniziale diffidenza reciproca si stempera in un progressivo avvicinamento che sfocia in un legame affettivo profondo e sincero, attraverso cui Walt ritrova la vera dimensione paterna ormai dimenticata e sacrifica se stesso in nome della giustizia, rinunciando per sempre al sentimento di vendetta.
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©® Annalisa
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