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Il CURIOSO CASO di BENJAMIN BUTTON
(U.S.A. 2008) di David Fincher |
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Il racconto si apre ai giorni nostri in una camera d’ospedale in cui Daisy, anziana donna in punto di morte, intima alla propria figlia la lettura di un diario tenuto segreto per lunghi anni. Le memorie riportano con minuzia certosina le alterne vicende immaginarie di Benjamin Button, nato alla fine della Grande Guerra con il fisico di un vecchio e destinato a ringiovanire progressivamente nell’aspetto esteriore pur deteriorandosi nello spirito, fino a spegnersi nel corpo di un neonato con tutte le turbe psichiche legate alla sua effettiva anzianità. Come l’orologio di una vecchia stazione ferroviaria scandisce a ritroso lo scorrere del tempo per volontà del suo progettista, nella speranza illusoria che la Storia possa ripercorrere i propri eventi in senso contrario e riportare in vita figli morti in guerra e mai più ritrovati, così l’organismo di Benjamin si sviluppa al contrario, rinchiudendone la maturità psicologica in un involucro fittizio che la rispecchia solamente a metà percorso, quando la struggente passione tra Daisy ed il coetaneo Benjamin si accende e si consuma nel battito d’ali di una farfalla. La maturità sessuale e psicologica coglie entrambi all’unisono a distanza di molti anni dal loro primo incontro presso la casa di riposo per anziani ove Benjamin era stato abbandonato dal padre, sconvolto alla vista di un neonato dalle orride sembianze che aveva causato la morte dell’adorata moglie. Un delicato rapporto di amicizia complice e ribelle nasce come d’incanto tra due bambini, uno dei quali tuttavia è imprigionato in un involucro che non gli appartiene e che non riflette la sua età interiore. La passione amorosa travalica i confini di realtà immanente per trasfigurarsi nella dimensione di umana caducità che assume connotati universali.
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©® Annalisa
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