«Io faccio pulizia» - è il refrain sussurrato per tutto il primo tempo da un George Clooney
da Oscar nei difficili panni di Michael Clayton, leguleio incaricato di rimettere a posto gli affari sporchi
ed i personaggi scomodi per lo studio legale di Marty Bach (un inossidabile Sydney Pollack
ormai specializzato nei ruoli 'antipatici' - che qui appare anche nelle vesti di produttore assieme all'immancabile Steven Soderbergh).
Michael si porta dietro il fardello di un matrimonio fallito e l'amarezza malcelata di un'esistenza
vuota e senza affetti ed è costretto a rimettere in gioco se stesso e la propria 'carriera' allorchè
il legale più importante dello studio, l'amico Arthur Edens (uno straordinario Tom Wilkinson, già
emerso nella parte di Carmine Falcone in Batman Begins di Nolan)
abbandona una causa multimilionaria a sostegno della U/North, folgorato da un'improvvisa crisi di coscienza.
Edens diviene immediatamente una minaccia per lo studio legale, una mina vagante pronta ad esplodere
rivelando i segreti criminali della U/North, potente colosso della chimica.
Il dirigente dello studio (sempre Marty Bach/Pollack) incarica Michael Clayton di fermare il collega 'impazzito' e
di rimettere sotto controllo l'incresciosa faccenda. Mentre tenta di far rinsavire l'amico e collega,
Clayton inizia tuttavia ad avvertire alcune note stonate in un coro di voci fintamente rassicuranti che
tendono a minimizzare i fatti e ad alterare la verità. Su tutte stride la grinta nervosa della procuratrice rampante senza scrupoli Karen Crowder (la grande Tilda Swinton) co-dirigente della U/North: sentendosi con le spalle al muro, Crowder non esita ad attuare misure drastiche e sbrigative per abbattere gli ostacoli. Convintosi infine della bontà delle argomentazioni sostenute dal collega, Clayton riesce a far leva sulla fragilità emotiva della procuratrice per smascherare i suoi metodi poco puliti e trarre fuori dagli armadi segreti della U/North tutti gli scheletri nascosti.
L'incipit in flashforward viene incalzato in rapida sequenza dal flashback rispetto
all'azione corrente, cui il montaggio si riallaccia proprio attraverso quell'incipit (la splendida sequenza dei cavalli).
In un avvincente crescendo rossiniano, il personaggio di Tom Wilkinson trasmigra da territori à la Cassandra
inascoltata fino alla lacerante presa di coscienza di Michael Clayton, passando attraverso dubbi, tormenti, sospensioni d'incredulità e sfociando in territori di note dissonanti che fanno luce sulla sconvolgente Verità.
Anche il personaggio della procuratrice Karen Crowder - magnificamente interpretato da Tilda Swinton - compie
una metamorfosi graduale ma definitiva verso accezioni di fragilità emotiva che la portano a tradirsi e a scoprire le carte in un finale da antologia.
Ispirato allo stile di John Grisham (nella fattispecie del romanzo del 1997 L'Uomo Della Pioggia, da cui
Francis Ford Coppola trasse un film nello stesso anno) Michael Clayton va annoverato tra i migliori e
più avvincenti legal thriller degli ultimi anni, sostenuto dalla splendida interpretazione di tutto il cast -
su cui risalta a pieno titolo l'intramontabile George - e avvalorato dalla solida sceneggiatura dello stesso regista
Tony Gilroy - già autore dei copioni relativi alla trilogia su Bourne ed al
lungometraggio L'Avvocato Del Diavolo diretto da Taylor Hackford (guarda caso ancora nel 1997).