L’ARIA SALATA
(Italia, 2006)
di Alessandro Angelini
Giorgio Pasotti
Giorgio Colangeli
Michela Cescon
Katy Louise Saunders
Paolo De Vita
Sergio Solli
Fabio
Sparti
Cristina, sorella di Fabio
Emma, fidanzata di Fabio
Umberto Sparti
Secondino Lodi


“Father And Son”

Co-autore della sceneggiatura assieme ad Angelo Carbone (a sua volta autore dello script di Raccontami, fiction trasmessa nel gennaio 2007 su RaiUNO) Alessandro Angelini delinea un tormentato rapporto tra padre e figlio dando vita a caratteri drammaticamente verosimili.

Fabio (Giorgio Pasotti, sempre più convincente) lavora come educatore all'interno di un carcere dove un giorno incontra Sparti (un immenso Giorgio Colangeli), uomo difficile dal passato burrascoso, responsabile dell'abbandono dei propri familiari, che ha già scontato vent’anni di galera per un delitto di cui non si è mai pentito. Per venirne a capo, Fabio sarà costretto a riaprire vecchie ferite e a misurarsi con i fantasmi di un passato mai rimosso.

La storia si dipana nell’ambiente alienante delle carceri romane che assume valenza di denuncia di feroci abusi di potere perpetrati da secondini senza scrupoli. Rincorrendo i personaggi con steady-cam e macchina a mano in primissimi piani che insistono su espressioni tese e intense, per allontanarsene subito dopo in zoomate nervose, il regista mette molto bene a fuoco la dicotomia tra sogno e realtà, tra il desiderio di una vita mai vissuta e la squallida disillusa quotidianità in cui entrambi i protagonisti vengono risucchiati in modi diseguali ma altrettanto dolorosi.

“Bisognerebbe avere una brutta copia della vita e una bella. Così in quella brutta ci fai tutte le cazzate, perché poi sai che intanto ci sta l’altra” sussurra disilluso Sparti con fiero accento romanesco, mentre Fabio lo esamina confuso e sconvolto.

Sparti sogna di scappare dal carcere attraverso un cancello lasciato aperto da un usciere distratto, per poter correre a respirare l’aria (salata) del condannato e tuffarsi nelle onde del mare, che rispecchiano una vita ai margini in cui vorrebbe annullarsi.

Fabio vive la propria grigia quotidianità dividendosi tra il carcere e i rapporti con la sorella Cristina (ben interpretata da Michela Cescon) e la fidanzata Emma (Katy Louise Saunders) che vorrebbe instaurare con lui un rapporto stabile proprio perché - al contrario di Fabio - proviene da una famiglia unita su cui ha sempre potuto contare.

I rispettivi ruoli di detenuto/educatore imprigionano i protagonisti e le loro emozioni più ancora della reclusione forzata, luogo topico in cui si scatena e implode su se stessa la crisi non solo generazionale di un rapporto soffocato dallo scorrere inesorabile del tempo.

Per sua stessa ammissione, con questo lavoro asciutto ed essenziale Alessandro Angelini sviluppa il tema della centralità della famiglia, concepita come punto di riferimento imprescindibile per ogni essere umano, ma che tuttavia sempre più spesso viene a mancare, scavando voragini di malcelata insicurezza.

La sequenza del supermercato riassume il significato portante dell’opera in una lettura aspra ed essenziale di forti pulsioni emotive, che il regista avrebbe potuto più agevolmente risolvere nel melodramma: “È la scena che amo di più. Ho cercato di togliere ogni momento artificioso, rendendo l'evidenza ancor più realistica. La cosa che adoro è lasciare che i personaggi vengano trasportati dalle proprie emozioni, cambiando stato d'animo anche ogni due o tre scene.”

Il dramma annunciato fin dalle sequenze iniziali non trova riscatto in un finale ancor più livido e teso, che chiude la storia in tonalità minimale: la leggenda carceraria -legata alla caduta delle chiavi mentre il detenuto esce di prigione – si avvera al contrario. Posto di fronte a se stesso in una condizione estrema che non può più eludere, il padre soccombe sotto il peso delle proprie colpe e fugge inorridito da se stesso e da una libertà divenuta ad un tratto irrespirabile.

©® Annalisa
Giovedì 25 Gennaio 2007
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