Prada à porter
Satira al vetriolo sulle falsità del mondo dorato dell'alta moda contemporanea,
coinvolge in una recitazione più che dignitosa (escludendo Meryl Streep, eccezionale come sempre e
come da copione) un cast degno di nota, a cominciare dalla solare protagonista Anne Hathaway, passando
per Stanley Tucci e approdando alla sensuale Emily Blunt.
La giovane rampante Andy Sachs, felicemente fidanzata e attorniata ogni sera da amici sinceri
dall'umorismo goliardico, si lancia in un'impresa ardita: resistere almeno un anno come aiuto
segretaria di Miranda Priestly, direttrice della prestigiosa rivista di moda Runway, onde poter
così ricevere referenze impeccabili che le spalanchino le porte di tutte le redazioni
giornalistiche di New York. Andy viene subito fatta oggetto di scherno da parte delle colleghe
sempre griffate e vestite alla moda, mentre lei indossa con noncuranza abiti scelti tra le occasioni
dei grandi magazzini. Il suo percorso di crescita professionale e psicologica passa attraverso
l'annullamento di se stessa per compiacere l'implacabile principale, resa in ogni intima sfumatura
da una sempre splendida Meryl Streep. "Quando la tua vita sentimentale sarà allo sbando,
allora la tua carriera sarà ad una svolta decisiva" recita misurato Stanley
Tucci nelle vesti griffate di Nigel, che diverrà prezioso alleato e unico consigliere
di Andy. L'educazione professionale transita infatti come da copione anche attraverso la crisi
del rapporto sentimentale col fidanzato Nate, cui fa da contraltare (ma solo nel breve
intervallo di una notte di fuoco) il finto Principe Azzurro interpretato da Simon Baker.
Il dettaglio-chiave di tutta la storia viene focalizzato dal regista David Frankel
con assoluta precisione: nel dorato mondo dell'alta moda non c'è spazio per i
cedimenti psicologici né per la libera espressione delle proprie emozioni,
puntualmente nascoste da ogni personaggio ad ogni svolta filmica essenziale. Nel marasma
di falsità, invidie malcelate e dispetti assortiti, Andy rimane comunque ancorata
a un barlume di lucidità e lealtà verso se stessa e verso gli altri, che
la condurrà ad un finale non propriamente roseo.
Poco altro resta da aggiungere per commentare una pellicola dall'imprinting
americano-verace, che lascia spazio alla vena humour più irriverente e
dissacrante come pure ad attimi di commossa riflessione.