Il film è stato patrocinato da Amnesty International nel quadro della campagna denominata Control Arms, volta a denunciare la cronica assenza di leggi codificate per regolamentare l’uso e la diffusione delle armi da fuoco.
La regia e la sceneggiatura di Andrew Niccol ( Gattaca, SimØne ) sono al solito impeccabili, come pure la recitazione dell’intero cast, su cui spicca l’interpretazione del grande Nicolas Cage.
Tuttavia a prescindere dalle nobili intenzioni pacifiste, la struttura narrativa e una clamorosa definizione alterata dei caratteri finiscono per deviare il messaggio originario su binari diametralmente opposti.
La figura del protagonista, il cinico e disincantato Signore Della Guerra Yuri Orlov, che contrabbanda armi con la stessa pacata naturalezza di un venditore di folletti, emerge in stilemi decisamente più gradevoli rispetto al suo alter ego, l’integerrimo agente FBI Jack Valentine (un Ethan Hawke mai tanto odioso). Stesso discorso per i due sanguinari dittatori dell’Africa Nera, André Baptiste Sr. (uno straordinario Eamonn Walker) e il suo viziatissimo figlio André Jr. (Sammi Rotibi) che sono resi alla stregua di simpatici e allegri buontemponi che si limitano a sparare di tanto in tanto qualche colpo intimidatorio qua e là… Ottima la caratterizzazione di Ian Holm nel ruolo del trafficante d’armi vecchio stampo Weisz, stereotipate le altre figure di contorno, a cominciare dal padre ebreo di Yuri, passando per il fratello minore fragile e cocainomane Vitaly (Jared Leto) per finire con l’immagine patinata e distante anni luce della moglie-ex-modella Ava (la comunque splendida Bridget Moynahan) che Yuri conquista e seduce con l’inganno.
La frase chiave del film, sintetizzata in una delle tante battute lapidarie di Yuri/Cage, suona tutto un programma: “Dicono che il male trionfi perché non si fa nulla per fermarlo. La verità è che il Male vince comunque”.
La voce narrante del pur bravissimo doppiatore di Nicolas Cage Pasquale Anselmo (fonte: Il Mondo Dei Doppiatori di Antonio Genna) annoia e appesantisce la narrazione, specie nella prima parte del film, che riprende quota solo nel secondo tempo, quando gli eventi si susseguono e precipitano con ritmo fin troppo frenetico. La filosofia spicciola di Yuri per giustificare oppure per mascherare la sua vera identità agli occhi dei familiari viene articolata in schemi tanto accattivanti da risultare pericolosamente convincenti anche agli occhi degli spettatori. Che pure tramite Amnesty International potranno contribuire via Internet affinché possa essere finalmente stabilito un controllo più severo sul contrabbando delle armi da fuoco, che ormai tutti sanno essere perpetrato con un giro d’affari plurimiliardario proprio dalle stesse Nazioni che apparentemente lo condannano.